Splendida civitas, (Plinio...) fiorente agglomerato nell’epoca romana e medioevale, è stata anche patria e sede di artisti universali, tra cui il “poeta maximum” Quinto Orazio Flacco ed il principe madrigalista Carlo Gesualdo. Chiunque vi sia passato, romani, longobardi, normanni, svevi, hanno lasciato traccia, arricchendo un patrimonio culturale ed architettonico unico. Approdando a Venosa si compie un duplice viaggio attraverso il tempo e lo spazio. Si ripercorrono millenni di storia dal parco paleolitico, testimonianza dei più antichi insediamenti dell’uomo in Europa, agli importanti resti romani, alle catacombe ebraiche, al grandioso complesso abbaziale della SS Trinità-Incompiuta, al Castello aragonese, animato un tempo dai versi delle Accademie dei Soavi e Rinascenti. Il paesaggio dell’agro venosino nelle sue porzioni più amene è un mosaico costituito da antichi casali rurali, sorgenti, chiese, colline a dolce pendenza, da secoli ricoperte di boschi, oliveti e soprattutto vigneti. La storia e la cultura di Venosa è infatti fatta anche di questo paesaggio, delle sue vigne con i loro colori mutanti con le stagioni e del suo vino e dei suoi viticoltori che hanno ispirato Gesualdo, Tansillo e Orazio. Quest’ultimo, più di ogni altro, ha tratto dalla vite e dal vino forza ispiratrice generando i più grandi capolavori della poesia di tutti i tempi. I suoi versi hanno contribuito a creare quel profondo legame tra cultura, vino e paesaggio.